Pensiero del 1997

Lettera inviata nel '97, dopo altre due dove le risposte avute necessitavano di riscontro pratico, ho atteso giusto il tempo di una stagione per poter dimostrare che quanto datomi come risposte era inconistente e lontano dalla situazione pratica.


Volutamente ho fatto passare del tempo prima di dare seguito allo scambio di opinioni avuto nel settembre 1996, in quell'occasione avevo tentato di esprimere in modo rapido e succinto mie considerazioni e ragionamenti sullo sviluppo dello sport motocross. Già all'epoca mi ero riproposto di dare un'azione continuate a quello che non voleva essere solo un attimo passeggero, ma una spinta decisa a tutti coloro che agiscono in questo ambiente. La risposta generata a quanto da me esposto, e quanto letto in altri momenti mi ha portato a dover attendere l'accadere di determinate situazioni necessarie per poter dare ancor più peso alle mie idee. L'Italia crossistica ha vissuto nella stagione 1997 un momento storico come pochi. La vittoria di un campionato del mondo, non che il secondo e terzo posto nella stessa cilindrata, un tris invidiabile, un dominio di categoria esaltante. Non meno esaltante la prestazione di un nostro alfiere nella massima cilindrata, sempre ostile ai nostri porta colori, cilindra praticamente scomparsa dalle nostre piste. A conferma dell'ottimo stato di forma del attività professionistica e dei nostri atleti è arrivata un'epica prestazione di squadra, condita da soddisfazioni individuali dei piloti che hanno avuto modo di dimostrare il loro valore strapazzando i forti piloti americani, considerati da sempre i migliori. Ma non dimentichiamoci lo splendido regalo fattoci dai ragazzi dell'europeo. Primo, secondo, e quarto posto nella categoria 125 cc, e il "rischio" di vincere anche la 250 cc conclusosi con "solo" un quarto posto. Attendevate un dualismo di Rinaldi/Maddii per poter ritornare a tempi migliori, è arrivato molto di più, ma ciò nonostante di motocross se ne parla sempre di meno, sempre di meno in TV, sempre di meno su i giornali. Si aspettava una situazione del genere per poter avere nuovamente spazi su i mezzi di divulgazione, per poter tornare ad attirare la gente verso questa attività. Tutto questo non è accaduto e il motocross è ancora argomento per soli appassionati praticanti. Tutto questo non accadrà perché il nostro sport ha poco peso economico, poche sono le persone che lo seguono, di conseguenza pochi gli sponsor esterni al settore decisi ad investire in pubblicità e pertanto interessate a far approdare nei mass media questa attività. E come tutti possono capire, la carenza di denaro in una qualsiasi attività ne lede le possibilità di sviluppo (concetto succinto ma spero chiaro). Per poter arrivare ad occupare spazi importati c'è bisogno di avere un forte favore anche da chi non ha voglia di praticare lo sport, ma che ama semplicemente seguirne gli eventi. Accrescere il pubblico vuol dire conseguentemente di accrescere l'interesse di tutte quelle società che cercano di pubblicizzare un prodotto arrivando al maggior numero di persone possibili in una sola volta. In tempi veloci e complessi come i nostri nasce l'esigenza di fare uno sforzo culturale. Cambiano i tempi e cambiano le voglie, le mentalità, i desideri, le mode, gli stili di vita. Le nuove generazione hanno bisogno di continui stimoli dalle mille sfaccettature. Così come in altre cose i giovani cercano nello sport contenuti, situazioni, risposte che vanno oltre il normale concetto sportivo. Sono queste componenti che non possono più essere tralasciate, devono anzi diventare caratteristiche fondamentali, per poter nuovamente far presa sulla gente. Da anni le tendenze sono in continuo cambiamento, mentre il nostro sport è rimasto statico, sono cambiati i mezzi e le attrezzature ma la mentalità, il modo di presentare questo sport, le considerazioni, l'immagine, gli ambienti sono rimasti per tutti, quelli di molti anni fa. Non possiamo più illuderci c'è la necessità di andare incontro a tutto ciò. L'esempio pratico di quanto affermato è nell'analisi di sports recentemente approdati nel nostro paese, ma la cui popolarità è indiscutibile. Tutti sports che hanno forti analogie con il nostro, ma che a differenza sono stati capaci di catturare la passione e l'attenzione di tutte quelle persone da sempre alla ricerca di forti emozioni. Pensiamo per un attimo al fenomeno snow board, non è sciare, e guai paragonare uno snow boarder a un comune sciatore. Nel giro di poco tempo è riuscito a raccogliere proseliti in tutto il mondo, è nata una moda legata all'abbigliamento, agli accessori, che sono venduti anche a chi non sa neanche camminare sulla neve. Manifestazioni di ogni genere approdano addirittura in località dove la neve è un evento storico, numerose le discipline praticabili, la televisione e invasa da filmati di ogni genere, alle Olimpiadi diventa sport ufficiale. Tutte queste componenti rendono ancor più appetibile questo sport, facendolo quasi diventare oggetto di culto. Vi rendete conto di quale sia la forza e il suo potenziale economico ? Attenzione questa disciplina è molto più vicino ad uno sport come il nostro che allo sci stesso, basti pensare che la specialità che più si sta sviluppando è il border cross, un Bmx con la tavola, o se preferite un motocross con la tavola. Ma cosa fondamentale, è che gli amanti di questa disciplina la praticano soprattutto perché è divertimento puro e niente altro, non cercano agonismo, allori mondiali. Parallelamente a questa disciplina, arriva sulle nostre coste il surf da onda, un sport che da sempre considerato impraticabile in Italia per motivi naturali, il nostro mare non ha caratteristiche tali da creare onde adatte. I praticanti trovano soprattutto nelle giornate d'inverno i momenti migliore per una giornata di buon surf, e molti si organizzano per trasferte più o meno lunghe per raggiungere coste più adatte. Le difficoltà non sono poche. Ciò nonostante fioriscono negozi, appassionati praticanti, locali a tema, riviste, e spesso le gesta di questi atleti finisco in televisione. Questi che sembrano essere sport lontani dal nostro mondo in realtà sono mossi dallo stesso tipo di emozioni, legandoli strettamente tra di loro. Lo hanno ben capito già da tempo molte aziende provenienti dal nostro ambiente, che hanno trovato in questi ambienti nuovi mercati dove poter promuovere e divulgare i loro prodotti. Hanno compreso che gli atleti di questi sport pur differenti, hanno gusto e stimoli uguali, stesse modo di vivere lo sport, stesso modo di interpretare l'emozioni. Ma commercialmente e non solo, la cosa più interessante che sport come il surf e lo snowboad hanno trovato il modo di supportarsi e di promuoversi vicendevolmente unendo gli sforzi per affermarsi. Una opportunità simile è stata clamorosamente mancata dal "Motocross", che non ha saputo comprendere di aver avuto a disposizione un mezzo utilissimo per la propria divulgazione come attività sportiva e come prodotto commerciale. Opportunità mancata quando è stato abbandonato il BMX, considerato da chi conta nel ambiente e non solo, qualcosa che poco aveva da spartire con il motocross: "...... è con la bicicletta, si pedala.... è ciclismo". Mai sentita una affermazione più semplicistica e ottusa. Io provengo da questo sport, e vi posso garantire che se c'era una cosa che ci rendeva furiosi era essere considerati ciclisti, detestavamo il ciclismo, abbiamo lottato a lungo per discostarci da tutti colore che tentavano disperatamente di portarci su le biciclette dei "grandi", abbiamo lottato per mantenere delle caratteristiche che la Federazione Ciclistica ha sempre cercato di annullare. Sono state tentate tutte le carte per annullare uno sport che nulla aveva del ciclismo, tale era la lontananza dal ciclismo da creare grossi problemi a tutte quelle aziende storiche del settore che non sono mai riuscite ad affermarsi. Risoluzione finale l'omicidio di uno sport inutile per il ciclismo. Eravamo più vicini noi al motocross che chiunque altro. Eravamo la vostra traduzione senza motore, leggevamo i vostri giornali, il nostro abbigliamento era il vostro, e molti di noi sognava un futuro nel motocross. Ma cosa fondamentale veniva dal fatto che anni di BMX non venivano scordati nel momento in cui si è cambiato il mezzo. Continuavamo a saltare, anche più facilmente, continuavamo a metterci gli stessi indumenti, molte delle nostre tecniche tornavano estremamente utili. Ma tutto ciò non venne compreso e cosi tutto il lavoro fatto fino in quel momento venne vanificato. Non venne compreso che il BMX era estremamente propedeutico per il motocross, non venne compreso che il passo dal BMX al Motocross era brevissimo, non venne compreso che la preparazione tecnica e atletica che il BMX era capace di dare ad un ragazzo era estremamente utile al futuro motocrossista. Denunciando una scarsa capacità di osservazione non vi siete resi conto di quanto accadeva in America. Potrei documentarvi facilmente che molto piloti americani prendevano e prendono tuttora spunto dal BMX per nuove idee, nuove tecniche. Un esempio per tutti, Jeremy Mc Grath, viene da anni di Bmx. Io conosco bene le tecniche e il modo di fare spettacolo del Bmx e vi posso garantire che quello che fa Jeremy con la moto proviene da questo sport. Ma soprattutto non avete compreso che il BMX era ed è il modo più semplice per arrivare a tutti senza impaurire, il modo più efficace per catturare il cuore di molti giovani, il modo più delicato per far breccia nelle mente dei genitori, il modo più adatto per abituare i grandi alle gesta future dei loro ragazzi. Ora con almeno nove anni di ritardo e di tempo sprecato, qualcuno sembra aver notato la cosa, qualcuno nota l'utilità di questo sport in relazione al motocross consigliandone la pratica, ora qualcuno si rende conto di dover riaprire un mercato economicamente utile. Sono questi errori che denotano la staticità di un ambiente che deve evolversi e che deve rivoluzionare concetti, impostazioni, ritmi, mentalità. C'è la necessità di evoluzione per poter tornare a livelli importanti, per poter ottenere risultati che consentano un dignitosa posizione di rispetto tra gli sports mondiali. L'attuale situazione dell'attività nel suo generale denota un poca sensibilità ad un consistente numero di problematiche che inibiscono l'avvicinamento a questo sport del grande pubblico inteso come semplice spettatore e inteso come appassionato praticante. In questi ultimi anni l'attenzione di tutti gli organi del settore è stata rivolta a risolvere e perfezionare l'attività nel suo aspetto professionale. Circuiti, regole, attrezzature, sono state sviluppati e adattati all'esigenza di chi fa di questo sport una professione. Tutti gli sforzi praticati sono stati concentrati a sviluppare quegli aspetti che impedivano ai nostri piloti il conseguimento di risultati importati. Bravi, lo sforzo ha dato i suoi risultati. I nostri piloti sono ora tra i più forti al mondo, e non solo, anche i nostri giovani sono tra i più promettenti. Possiamo tranquillamente dire che il percorso per diventare piloti di prestigio mondiale è ormai nel nostro paese ben tracciato. Peccato soltanto che tutto ciò non sia di fondamentale importanza hai fini dell'accrescimento degli spettatori, dei praticanti e conseguentemente di ciò di cui i professionisti e gli operatori del settore necessitano: I SOLDI. E cosi a fine stagione per tutti c'è l'ultima prova da affrontare, la più impegnativa, vedere quanto si è riusciti ad ottenere in termini pratici. Si tirano le somme e si fanno i bilanci, in previsione della nuova stagione da affrontare. I piloti sono in fermento per la ricerca disperata di un posto sicuro, posti che sono sempre più ristretti. Molti rischiano di non avere nuove possibilità. Parliamoci chiaro, attualmente il motocross e uno sport solo per chi i soldi li ha già, non conta quanto puoi essere bravo, quello che conta sono i soldi che un pilota riesce a portare. Manca la forza generante quella spinta economica necessaria per far crescere e vivere dignitosamente tutto uno sport. La domanda è troppo ridotta rispetto l'offerta, e la tendenza sempre volta a peggiorare. Qualcosa non funziona. Il problema ha molteplici sfaccettature e necessita di un analisi approfondita capace di affrontare in modo concreto tutti gli aspetti cercando di metterli in perfetta sincronia. Spettatori, professionismo, circuiti, dilettantismo, e tanto altro deve essere sviluppato in modo specifico e personalizzato adattando nuovamente il tutto alle esigenze di tempi moderni e moderne culture. Bisogna riuscire a concepire ogni singola caratteristica di questo sport vedendola da tutti i punti di vista di chi poi ne diventa fruitore. Se veramente si è interessati ad uno sviluppo di questo sport non si può più agire in termini approssimativi e unilaterali. Vi siete mai messi nei panni di una comune persona che per hobby decide d'iniziare la pratica un'attività sportiva ? Qualsiasi attività offre la possibilità di avvicinarsi in modo graduale e progressivo sia in termini pratici che economici. Il moto cross non prevede alternative, devi subito dare il massimo, non puoi permetterti il "lusso" di non sopportare spese elevate, di provare con cautela, di aver alla fine margini di azione. Compri subito una moto e tutta la relativa attrezzatura, devi subito tesserarti altrimenti niente pista e niente pista niente motocross, completi l'opera comprando un carrello porta moto, attacchi un gancio alla macchina, paghi un garage dove parcheggiare il tutto senza ancora sapere con esattezza quello che andrai ad affrontare. Ora sei pronto. Ti organizzi e così ti svegli una domenica mattina e fai rotta verso quella che per te è la pista più vicina, non meno di un'ora e sei finalmente in pista. Ma attenzione non fare tardi alcune piste hanno orari limitati alla mattina, quindi dopo un settimana di duro lavoro devi svegliati ancora prima del solito, e inoltre devi avere culo e sperare che la pista sia aperta. Ti prepari, ma prima di entrare in pista, fai un ricognizione del tracciato, tu non hai alcun riferimento però la fai comunque del resto tutti i manuali del perfetto pilota suggeriscono di farla. Accendi la moto, e inizi quello che sarà una traumatica esperienza, non puoi riflettere più di tanto, non puoi tornare su ostacoli se non percorrendo la pista contromano (con i relativi rischi), non puoi evitare quella particolare difficoltà che ti da disaggio, perché spesso le piste, causa la particolare conformazione del terreno in cui sorgono, non permettono tagli del tracciato. Così dopo una scioccante giornata ti prepari per tornare stanco come un mulo verso casa, nel percorso verso il riposo, ignaro di quanto ancora ti aspetta, sei ancora deciso a continuare, arrivi a casa e ti rendi conto che la tua giornata non è ancora finita. Devi lavarti e sistemarti tutto, anche se non sai ancora dove potrai fare queste operazioni. Hai speso una fortuna che mai rivedrai, e ti rendi conto finalmente di cosa vuole dire fare il motocross. Non vantiamoci di praticare uno sport che richiede come caratteristica fondamentale di avere particolarmente sviluppati gli attributi maschili. Tutti gli sport prevedono alla base un onere di carattere fisico e il nostro in modo particolare, nessuno vuole sminuire questa caratteristica, ma bisogna rendersi conto che solo semplificando l'azione di chi vuole fare di questa disciplina sportiva solo e semplicemente un passa tempo, si potrà aumentare il numero di praticati, aumentando quindi la domanda di un mercato ormai chiuso. La giornata tipo che vi ho riportato può essere facilmente immaginabile anche per chi vuole semplicemente assistere ad una giornata di gare. Vi è mai capitato di portare ad una gare persone che mai hanno assistito ad una manifestazione crossistica ? Io l'ho fatto, sperimentando su miei amici l'impatto ricevuto di una giornata passata tra motori e adrenalina. L'occasione che si presentava era delle più ghiotte una prova degli Assoluti di Italia di qualche stagione fa. I piloti in pista erano di quelli buoni, l'espressione agonistica e spettacolare non poteva che essere il massimo ottenibile. Risultato, tragico, triste, allucinante. Lo spettacolo e l'eccezionalità delle gesta dei piloti sono state in breve tempo dimenticate. Per la prima volta mi sono reso conto che la passione che mi anima, mi rende insensibile a tutte quelle situazione che rendono una manifestazione crossistica scomoda, fastidiosa, impraticabile. La gara era stata sviluppata e concentrata per dare soddisfazione ai puri appassionati. Problemi di ogni genere e dimensione che spaziano in tutte le direzioni: polvere, spazio per il pubblico limitato, scomodo, carenza di servizi, un programma gare talmente ampio (una prova di carattere regionale occupava i momenti di pausa) che si è tradotto in cinque ore ininterrotte di rumore continuato e polvere da rendere insopportabile l'intera giornata. Lo sport del motocross ha troppe difficoltà di carattere logistico che portano sempre più ad allontanare la gente da quello che potrebbe essere uno splendido divertimento. Difficoltà che in tempi quali i nostri male si adattano a quelle che sono le tendenze giovanili e non solo. Non so se le due situazioni da me riportate riescono ad accendere quella luce necessaria per iniziare un discorso ben più complesso. Se si vuole iniziare una cammino verso un futuro più proficuo, è evidente che bisogna iniziare a curare con particolare attenzione ogni minimo dettaglio, senza lasciare più nulla all'improvvisazione, sviluppando la capacità di vedere le cose dai più svariati punti di vista. Piste, regolamenti, categorie, gare, immagine, propaganda, vanno riviste e riadattate a quello che una utenza moderna necessità. Non potete più scaricare colpe a fattori esterni se questa attività sportiva non trova più spazio tra il pubblico, le colpe di un cattivo sviluppo di un settore possono essere solo di chi ne gestisce, e ne cura l'organizzazione. Abbiamo sotto gli occhi le soluzioni, ma l'incapacità di osservare quanto succede al di fuori del nostro ambiente, limita sempre più giorno dopo giorno il dinamismo necessario per sviluppare, crescere, aggiornare questo splendido sport. L'espressione più riuscita del motocross è da anni rappresentata dal supercross, l'avvento di questa nuova interpretazione sportiva ha rappresentato l'inizio di una nuova era. Ma le innovazioni apportate da questa disciplina sono però state considerate in modo limitato. Avete tentato di importare e insidiare nel nostro paese la disciplina del supercross nella sua totalità, senza avere la capacità di scinderne quei fattori utili e applicabili ad una cultura differente, a un paese dove forti sono le difficoltà economiche e burocratiche nei confronti di uno sport come il nostro. Il suggerimento è uno semplice e attuabile. Modificare e ristrutturare le attuali piste rigenerandole nel tracciato e nei servizi collaterali, adattandole alle nuove esigenze di spettacolo, pubblico, praticanti e tutti coloro decidono di passare una giornata in un circolo "sportivo". Modifiche che però devono anche coinvolgere il metro di valutazione di un tracciato da parte di chi ne decide le sorti. Il supercross ci ha insegnato che anche in spazi ristretti è possibile allestire un tracciato in grado di accogliere manifestazione mondiali, offrendo parallelamente una pacchetto di servizi per il pubblico e per i piloti di prima classe. Vogliamo contestare la comodità per piloti, team, pubblico di seguire e affrontare un supercross rispetto ad gara tradizionale di motocross ? Diminuire le dimensione di un tracciato recuperando spazio per il pubblico, per servizi collaterali non vuole dire sminuirne il valore tecnico, bensì accrescerne il valore di richiamo negli utenti, vuole dire semplificarne la gestione, vuole dire diminuire drasticamente i costi di impianti di irrigazione, diminuire i problemi legati alla polvere, vuole dire dare la possibilità a chi deve seguirne lo svolgimento di una gare di avere tutto a portata di occhi, vuole dire più facilità di soccorso di un pilota in caso di necessità che sia meccanica o fisica. Ma l'evoluzione non deve limitarsi a questo, i tracciati devono avere la possibilità di offrire difficoltà distinte e graduali per i diverso livello di preparazione del pilota. Vanno creati by pass (deviazioni) che permettano ai piloti di scegliere il percorso più adatto alle singole capacità. Anche nel giorno di gare, rivedendo le categorie di partecipanti, dividendo i piloti in base alle capacità, all'esperienza e non all'età, si potrebbe adattare la pista alle singole esigenze. In questo modo si riuscirebbe a dare spazio a tutti coloro che praticano il motocross solo la domenica, regalandogli la possibilità di cimentarsi nelle competizioni, con maggiore semplicità e tranquillità. Ma l'effetto positivo non sarebbe limitato al pilota, anche lo spettatore avrebbe la possibilità di assistere a due manifestazioni differenti e apprezzare ancor meglio le evoluzioni dei piloti. Non si può soltanto mirare al creare piloti professionisti, bisogna puntare alla creazione di una fascia di base, un sottobosco di dilettanti che mai correranno un mondiale, ma che in compenso apporteranno una crescita economica a tutte le imprese del settore. Ma non fermiamoci qua. Si diceva che in nostro sport deve semplificare l'azione di chi lo pratica. Non tutti possiamo permetterci di avere case con spazio sufficiente per gestire con semplicità una tale passione. Forse non vi siete resi conto, ma la maggioranza della popolazione vive ormai in città dove gli spazi a disposizione diminuiscono sempre più. E dove quindi diventa costoso e particolarmente articolato gestire un'attività sportiva come la nostra. Diamo la possibilità ai praticanti di gestire la propria passione sul tracciato stesso. Dovete entrare nell'ottica che un pista oggi deve assolutamente elevarsi al pari di un qualsiasi altro centro sportivo, dove il "socio" possa arrivare in giacca e cravatta, cambiarsi, praticare con serenità la propria passione, per poi andarsene soddisfatto e pulito così come è arrivato. La possibilità di pulire tutta l'attrezzatura e poterla lasciare su luogo di pratica con sicurezza e tranquillità sarebbe una conquista eccezionale. Ma il tocco di classe sarebbe rappresentato dalla disponibilità di noleggiare moto e attrezzature per chi voglia avvicinarsi gradualmente al motocross, o per chi voglia una domenica regalarsi una emozione differente. Ma il completamento dell'opera sarebbe rappresentata dalla creazioni di situazioni di svago anche per chi non pratica lo questo sport. Non pensate che quello che sto dicendo sia follia senza fondamento, ma rappresenta l'attenda osservazione di ciò che accade in tutti gli alti sport. La nautica, la vela hanno le loro "leghe navali" dove gli appassionati possono lasciare le loro attrezzature, l'ippica offre ai loro appassionati la possibilità di possedere un cavallo senza doverselo portare a casa, e potrei continuare ancora con molte altre situazioni. E se non vene siete resi conto in tutte queste realtà esiste la possibilità di provare in modo economico e semplice l'attività sportiva. Situazione che rappresenta il modo più diretto di pubblicizzare il proprio sport. E' evidente che un processo del genere presenta non poche difficoltà che possono però essere diluite in un programma di sviluppo graduale, con coinvolgimento di tutti coloro che agiscono in questo ambiente, nessuno escluso. Un processo che tocca tutti gli aspetti che lo compongono. Regolamenti, politiche, categorie dovranno essere in perfetto allineamento e sincronizzate per accogliere le nuove mentalità. Solo migliorando il prodotto nella suo fondamento, riorganizzandolo e riadattandolo alle nuove esigenze, si può pensare di accogliere in modo corretto nuovi appassionati senza farli scappare. Molte sono le considerazioni fattibili, le obiezioni, le insoddisfazioni, che danno spinta per nuove idee, considerazioni che mi porterebbero a riempire altre numerose pagine fitte di ipotesi, suggerimenti di chi appassionato ma deluso da un settore in apatica staticità, ne vorrebbe vedere riconosciuto i meriti. Ma la convinzione e la consapevolezza dell'esistenza di forti conflitti interni di interessi, e conseguentemente la reale voglia di non voler modificare l'attuale stato di cose da parte di chi tiene le redini di questo sport, per non perdere il controllo di un "feudo" così importate, mi suggeriscono che quanto riportato e quanto ancora ci sarebbe da dire risulterebbe inutile, e mal recepito.